
Biography
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Violet
Vomito Ergo Rum
Sono passati già *loading* volte.
PUO' ESSERE UTILE Può essere utile sapere che un tempo guardavo tutti dall'alto al basso. "Tutti" sono quelli che frequentavo all'epoca, e l'insieme si estendeva a: - i ragazzi - compagne/i di classe - i genitori - adulti in genere. Poi è passata la fase della sicurezza ed è arrivata quella della cronica insicurezza. E allora ho guardato tutti dal basso verso l'alto. Tutti erano: - le amiche - i fidanzati - gli adulti - chi andava a fare una raccomandata A/R. Poi come tutte le belle storielle è successo che una persona mi ha detto che al mondo purtroppo e per fortuna, ci sono tanti baracconi, tante persone che non sanno fare una sega ma sembra chissà cosa, tanti buffoni che girano e cercano di farti sentire anche peggio di come in realtà sei, senza magari neppure farlo apposta, lo fanno e basta. Adesso quando vado da qualcuno e quel qualcuno parla, e sembra tanto bravo, non sono più sicura che sia tanto ma così tanto competente. Penso che al cesso ci va, e sicuramente all'inizio non sapeva fare una sega come per esempio una Raccomandata A/R..
DIO DENARO
Adesso che ho quasi perso (smarrito, pedata nel culo, levati dai coglioni, etc) il lavoro tutti i problemi eco-finanziari si accumulano come niente.
Insomma è da più di un anno che pago il mio dentista.
Mi sono fatta un regalo da 4 mila Euro quando entrai alla società dove ora sto per essere cacciata; erano i denti dritti, gli avevo torti, a mio avviso stortissimi (non tutti erano di questa opinione, ma insomma), e l’ho fatto.
Tutti avevano sconsigliato, i genitori -per il dolore e per le spese- (infatti non erano intervenuti come tutti i normali genitori sui propri figli che crescono e divengono sempre di più somiglianti a Roger Rabbit, ma avevano lasciato correre i dentoni tranquillamente giù per la mia adolescenza), il fratellone dicendo che “dai così male a me questi denti non sembrano”(fratellone sostiene che non sono bella ma simpatica…. a voi il giudizio), gli amici, (le socie.. bo, non ricordo un particolare appoggio), e forse anche qualche sconosciuto.
Insomma io continuo a pensare che i miei denti fanno schifo e più vedo in televisione veline, modelle, fotomodelle, cantanti, top-model, soubrette, più vedo soltanto la loro perfetta dentatura bianca.
Allora decido di andare.
E adesso dopo che con fatica sono riuscita a versare volente o nolente meno della metà questo oggi viene e mi dice che devo saldare.
E con quali soldi? Penso fra me e me.
Sai sono andata a Rodi.. no.. non mi sembrava una bella risposta.
Oppure.. ehmmm.. vorrei ma ho appena appreso che tra meno di un mese son senza lavoro! …. no neppure questa era una buona risposta.
Io cosa dico allora?
Ah, si va bene..
Niente non ho fatto una piega. Potevo pianger miseria!!!!
Sento le mie monetine da piccola fiammiferaia che risuonano nel portafoglio, scendo le scale perché non mi posso permettere neppure l’ascensore.
Poi vado in bagno, nel mio attuale ufficio mi specchio e mi guardo dritta sulle guance e negli occhi.
Penso che il Dio denaro mi sta giocando brutti scherzi, se non raddoppiassero i maledettissimi contribuiti che la mia ditta deve versare allo Stato, io starei ancora qui a lavorare, anni e secoli forse.
Penso che ancora uno straccio di macchina non ce l’ho, perché con lo stipendio che percepivo qui non potevo mantenermi un’assicurazione, e penso che ho scelto di farmi i denti perchè era una decisione saggia degna di una donna con le palle, poi passo per un velo di melodrammaticità a rimembrare le notti in bianco per il male, agli elastici, la vergogna di ridere, il non poter mangiare, limonare, chiaccherare in libertà. E ancora alle prese per il culo per quanto sputavo, alle risate di quanto mi si incastrava tra i denti e il metallo qualcosa, a quelli che mi dicevano che facevo cacare, a quelli che invece gli facevo una gran tenerezza. Penso a quando il mio stipendio mi faceva pietà ma a quando non muovevo neppure un dito per sollevare la questione, e penso che adesso per colpa di questo Dio, il denaro di merda, sto affrontando non pochi incubi quotidiani.Penso che dovrò tornare a contare gli spiccioli, considero anche che dovrò ora pensare due volte, prima di acquistare una magliettina, mi preoccupo pure dei venerdì sera a offrirsi da bere che si trasformeranno in storia vecchia, o almeno futura.E poi penso a quel cazzo di dentista che c'ha i miliardi a palate e viene a dire a me di saldare entro tot. E mentre penso a tutte queste cose merdose che mi danno la nausea perchè poi se c'è una che dei soldi proprio se ne sbatte sono io, mi guardo attentamente le labbra, son sempre davanti allo specchio, vedo il carnoso contorno del labbro inferiore, ci passo la lingua, alzo un ciglio e dico "bene .. vorrà dire che andrò a far pipe.."
LA NUMERO UNO
Fatto sta che non è colpa di nessuno.
Se non mia, certo.
Se a scuola facevo cacare e il francese non lo sapevo neppure a pagarmi oro perché tanto il pomeriggio stavo tutto il tempo davanti alla t.v. o a provare quattro accordi merdosi con la chitarra, mica era colpa della Prof.ssa Cocchieri se poi mi prendevo il quattro.
Io non ci andavo a gironzolare con il motorino con le amiche ed a pomiciare con i ragazzi.
Io di fidanzati fino ai 17 – 18 anni neppure l’ombra.
Di amiche pochissime e non uscivo ne la sera ne il pomeriggio, e il motorino non ce lo avevo.
E tutti a dire adesso “oh piccola Fiammiferai”. Invece stavo proprio bene! A fantasticare su Piero Pelù (si mi piaceva il Pelù invece che il Di Caprio), e a immaginarmi di diventare una grande rockstar (che originale).
A scuola mica tanto considerata, certe annate invisibile, altre polemica e adocchiata male, compagne tutte rimmel e miss sexty; attività sportiva addirittura esonerata un anno (e io contentissima perché come al solito potevo cazzeggiare).
Poi ci fu il balletto della classe: un anno fecero Baby One More Time (l’anno che uscì e fu l’uragano Spears) poi My Love Don’t Cost A Thing.. della Lopez se così si intitolava.
Tutte belline nelle loro nike, calzoncini marcati tutti a vita bassa.. io con “il toni” arancione improponibile comprato dalla mamma al mercato e assolutamente anti aderente, orribile, osceno, antiestetico come me.
E adesso tutti a dire “oh povera Cri, anche vestita male”.
E invece stavo bene.
Perché erano superficiali e sceme sempre con quei diarini in mano a scrivere “I love.. “ .
Io no, altre storie altre cose.
Ma me ne sbattevo anche li. La Cri era brava solo nei temi, ma sempre titoli del menga, che la fecevano solo sentire ancora più depressa.E dopo c'era sempre la solita storia della competizione, e la gara non c'era mai.Lo sai che se ti impegni, se studi 5 ore al giorno poi la batti la più brava della classe..Ma si nasce con un indole..e quella non era la mia.
A lavorare insieme ad altri mille volti a quell’ Hotel, dove ti dicevano che come te ce ne sono altri mille.
E poi arrabattarsi, tutti con la macchina ole! ole!
Io a stento la patente.
Paparino a me la macchina non me l’ha comprata.
Anzi si è trasferito in luogo lontano dal centro di Firenze cosi che io potessi davvero morire dentro nella sua nebbia di Agosto.
E adesso come al solito come ad allora mi ritrovo a chiedere, a fare domande, a elemosinare un lavoro, perché quello che ho lo sto perdendo.
E’ colpa mia, lo è sempre stata, e sempre lo sarà, e vi dirò di più non cambierò una virgola di me, perché sono fatta così e così ci resto.
Accettati e tira.
Tira avanti che tanto non si può far altro.
Complimenti a te, numero uno, te che ce la fai.
Mi sembra una canzone degli articolo 31 questo post…
Anche ora avrei potuto fare di meglio.
TRA PASSATO E PRESENTE - forse certe cose me le chiedo solo io 07.15 il nokia squilla vibrando sul comodino bianco tutto rotto e un po’ consumato. Avrà più di 15 anni quel comodino.
E’ l’ora di alzarsi diceva mia mamma quando entrava in Via Giuseppe Campani e spalancava la porta aprendo la saracinesca della finestrina che avevo in camera da bambina.
Sapevo che voleva portarmi all’asilo, ma io sapevo di poter scegliere.
Se volevo dormire (quasi sempre) lei mi lasciava fare.
Diceva “non ci arrestano fino ai sei anni” ed era così.
Adesso nessuno mi spalanca la porta se qualcuno la apre significa che non mi sono svegliata e allora sono cazzi perché devo chiamare l’ufficio per scusarmi, dopo che mi sono comunque presa un infarto ed infilata i jeans e la camicia per vedere ugualmente di farcela a raggiungere il treno in tempo.
Prima andavo a scuola, mettevo i libri la mattina dentro lo zaino –ma chi cazzo è quello che fa lo zaino il giorno prima? io certi soggetti non li ho mai capiti, va bene che è una questione di organizzazione ma porca puttana come si fa? -, altre mattine andavo con la roba del giorno precedente, soprattutto nel triennio tanto per me se c’era francese, inglese o tedesco non cambiava nulla, i compiti non li facevo mai. Poi prendevo il bus, il naso che colava sempre perché il raffreddore è cronico in quegli anni.
Certe volte mi giravano le palle solo perché dovevo semplicemente alzarmi, altre volte perché avevo troppe interrogazioni da sgamare, altre volte soltanto perché sapevo che avrei dovuto ascoltare i lagnosi discorsi dei compagni prima del compito.
Si, io ero così. Un tempo non facevo mai colazione, andavo con i capelli pettinati a occhi cisposi, non mi truccavo, vestivo largo e male e avevo sempre il giacchetto di pelle. Della mamma. Vecchissimo e usatissimo. Per non parlare delle scarpe sempre le stesse nere con fibbiettina di lato, uno stivaletto alto e senza tacco naturalmente.
E volevo che la gente non mi parlasse in bus perché avevo il cd dei Nirvana o sentivo i Gun’s Roses.
Un tempo camminavo a testa bassa trascinandomi lo zaino sempre più sporco, e tutti mi giustificavano.
Se facevo forca (saltare la scuola), se andavo male, se perdevo le chiavi, se mi vestivo come una barbona.
Andava sempre bene.
Poi prendi un diploma.
Lo prendi il 3 Luglio del 2001. Fai l’orale e vai a Viareggio. Vai al mare come tutti gli altri anni, ma te cambierai e non lo sai per bene come.
Ti senti che c’è un inizio dentro di te, ma non lo sai che quei jeans non li metterai più.
Adesso prendo il treno, corro per seguire i miei impegni, se faccio tardi mi arrabbio con “le ferrovie dello stato” un tempo festeggiavo alla grande se qualche cosa nel mio tragitto casa - scuola andava storto.
Per fino un incidente mortale era una buona scusante per l'entrata alla seconda ora. Senza coscienza, senza pensarci al morto.
Affanno per finire una sigaretta perché nell’ufficio non si può fumare.
A scuola rompevo i termosifoni a pedate e in bagno andavo a farmi le canne.
Il sabato cerchi le scarpine comode e di classe e la giacca da abbinarci sopra, vai ogni tre mesi dal parrucchiere e non fai che osservare i tuoi colpi di sole, sperando che la ricrescita non si noti più di tanto.
La mattina ti svegli prima perché devi truccarti.
E improfumarti, e metterti quella collanina che ti fa tanto bellina.
Perizoma per pantaloni attillati, mutandina dell’oviesse se sei larga – ghiozza ci resti sempre un po’ dentro -.
E ora è così.
Mamma non entra più a smuoverti dal letto, sei te che smuovi lei per accompagnarti alla stazione, la colazione la fai ma ponderata perché non vuoi ingrassare, non fai che contare i soldi che hai messo da parte e che utilizzerai per le tue ferie.
Prima ti stavano sul cazzo quelli vestiti bene, adesso ti vesti come loro, prima odiavi essere per benino ora ti senti a disagio se a lavoro ti si macchiano un po’ i pantaloni e resti con la patacchina tutto il giorno.
Prima ti sentivi più libera ma non potevi far nulla se i tuoi non ti allungavano una lira (c’erano le lire) te ne stavi a casa a guardare la Corrida con Corrado, ora il presentatore è morto e te puoi uscire quando vuoi e tornare agli orari che vuoi.
Prima ti chiedevano tutto, ora ti presenti con un tatuaggio e al massimo ti domandano se era sterilizzato l’ago.
Prima stavi sempre tesa eppure di rogne non ne avevi, ora perdi il bancomat, scade la bolletta, stai attenta alle inculate eppure ti senti un po’ più rilassata.
Prima ce l’avevi con tutti gli adulti. Ora può capitare che intavoli una relazione con uno di loro e ti infili nel loro mondo a capofitto.
Prima e dopo..
Tutto così.
E sono sicura che a trent’anni starò qui come oggi, ad elencare tutte le cose che a venti facevo e che ora non faccio più.
Ma che palle.
Cammino ma sto sempre girata. E’ come se caminassi di “sbieco” per osservare ogni tappa, ogni anno trascorso in modo diverso.
Forse perché io così non credevo di diventare. Forse perché se me lo avessero detto avrei piantato una polemica di due ore.
Ma badate bene, io sono contenta di quello che più o meno sono adesso, non ho più le fissazioni di allora, ma è come se mi impaurisse.
Certe volte riguardo le foto e penso che mi sono tradita in fondo in fondo, anche se nel modo più ingenuo e meno condannabile possibile, perché crescere non significa tradire nessuno.
Secondo me deriva tutto dal fatto che sotto sotto io non mi disprezzavo neppure ad allora.
Se dovessi scegliere fra le due Cristine, fra il Prima e il Dopo.. non saprei proprio cosa dire.
Il passato è passato e su questo non ci piove.
Chissà se anche tutti gli altri si fanno queste inutili seghe mentali.

Un martedì alternativo La pagina si accartocciava di tanto in tanto nelle dita, i capelli restavano sparsi sulle spalle fino a quando un'altra ondata di vento mite non gli scotesse. Gli zaini stavano appoggiati al legno saldo dell’ombrellone colorato di blu e di bianco, ed i peneri sottili cadevano ed ondulavano con frequenza ansiosità, mentre il piccolo e lieve suono di chitarra si confondeva con il paesaggio. <Dai ... l'irlandese> <...ma non me la ricordo.. non mi riesce più farla!> < Ma si dai.. se ti impegni ce la fai a ricostruirla.. era troppo bella quella lì.. voglio capire cosa suoni se non fai più quella... l'altro giorno rovistando nelle vecchie cassette polverose l'ho anche ritrovata.. Dovevo portartela così la ricostruitivi> Riprese in un tiepido tentativo creando una nuova armonia sempre bella ma non quella ricercata, ed andando avanti così a scazzo osservava il mare che da lontano batteva un ritmo irregolare. <..bo.. chissà come la facevo...> Lei si girò e lo guardò sorridendo.. Era bello lo stesso. Anche senza la canzone Irlandese.. Allungò la mano, e lui stacco la sua dalle corde sorrise e gliela prese poi disse < Piacere> faceva sempre il demente. La giornata era perfetta, ventosa e brillante le nuvole in lontananza erano usate come cornice per le due sagome sedute rispettivamente su un lettino e su una sdraio. Erano praticamente soli, alla riva, dei parenti facevano giocare dei bambini scalzi, poche persone coloravano e occupavano lo stabilimento balneare ancora troppo preso dai preparativi per l’arrivo della stagione estiva. Mezzi ombrelloni giacevano chiusi ed uniformi l'altra metà era aperta solo per ospitare i fortunati partecipanti. Ma era come se non ci fosse davvero nessuno. La ragazza posò il libro che stava leggendo, senza troppa attenzione vista la conversazione serrata di cazzate che imbastiva ed occupava la mente con il ragazzo al suo fianco. < merda...> < che c'è?> < guarda lì.. la sabbia mi sta graffiando tutto.. la chitarra sta patendo...> < dai ora suono un po' io va.. che te non sai fare!> Una forte risata dagli occhi uscì dal ragazzo che oltre che a passare la chitarra alla ragazza aggiunse un <eh bè se suoni te allora...> < dimmi un po' com'erano gli accordi di Wha's Up?> Ma lui non glieli disse.. e lei improvvisò come meglio le riusciva. Ridendo e ironizzandoci sopra, infierendo sulle poche doti artistiche dei Lei... Quando erano così si sentivano davvero troppo vicini e felici da poter pensare a qualsiasi altra cosa che non si concentrasse sulla loro reciproca esistenza. Lei dopo meno di mezz'ora si stancò e andarono a fare una passeggiata.. Lungo la riva ma senza bagnarsi i piedi.. faticando per la sabbia irregolare.. Le sigarette di Lui si sprecarono mangiate veloci dal vento. Poi presero il solito gelato delle cinque. Dopo ebbero ancora sete. Scivolò così un martedì qualsiasi.. E finì come tutti gli altri giorni che avrebbero passato insieme. Le mani si sfiorarono di tanto in tanto magari mentre camminavano magari mentre guardavano una vetrina.. ma nessun bacio volò. La vista di quella presenza saziava ogni aspettativa. Le chicchere schiette enercizzavano più di qualsiasi altro abbraccio... La felicità accarezzò le spalle ad entrambi come il bagliore del sole primaverile. Senza che loro la sapessero nè decifrare nè riconoscere.
Il template e l'header sono opera di Insane Soul, per questo non sono il top.
Un'amica
Uno che sa quel che si dice
Insane Soul
Lei e il Demone
Noeyalin
L'artista
a colazione da tiffany trott
about
flowers son mania
le avventure
quando mi sento carrie bradshaw
robaccia